Musica: SOLO DUE PAROLE

Le grasse elettrobasse vibrazioni della sempre fedele a se stessa Cantantessa

14100_1392502208697_1116398280_31141629_552590_n.jpgForse perché in preda ad ansia da puntualità nordica, Carmen non ha voluto farsi aspettare.

Nella moderna sala del Teatro della Concordia erano da poco passate le dieci quando, tacco a spillo e parrucca alla Uma Thurman in “Pulp Fiction”, la nostra Carmen Carla si è avvicinata con passo stitico al microfono dal quale si è annunciata “bambina impertinente”.

Una partenza sicuramente raggiante che però non ha potuto ingannare gli occhi astuti dei Torinesi ai quali, già dalla seconda canzone, è parsa “triste annoiata e asciutta” e con tanto di basso elettrico al collo. Carmen, quasi avesse fatto un voto a Sant’Agata per donare le melodie delle sue corde al profondo nord, non si è scomposta neanche quando col suo inguaribile accento “di giù” ha elargito parole di condanna verso la chiesa pedofila, ottima premessa per “Mio zio”, un pezzo del suo ultimo album “Elettra” che denuncia l’indifferenza per gli abusi sessuali subiti dentro le mura domestiche.

Dal suo esordio nel 1996 con l’album “Due parole” infatti la Consoli ha impastato tutti i suoi pezzi mescolando tabù e verità scomode, assicurandosi così una lunga serie di successi e infiniti tour che l’hanno resa nota anche nei club di New York e che le hanno permesso di diventare la dea di un nutrito gruppo di fan affezionati.

Ma ripartendo proprio dai suoi inizi, sono solo “due parole” – Benvenuti Torino – quelle che è riuscita a pronunciare nei confronti dei suoi fedelissimi Torinesi, due parole che sono risuonate come dovute e pretenziose. Forse Carmen non aveva considerato che l’ospite era lei e che il benvenuto caloroso che i Torinesi le hanno riservato con la loro affluenza al concerto (costringendo un improvviso cambio di sede, dall’Hiroshima Mon Amour al Concordia di Venaria Reale) beh tutto quel calore forse meritava qualcosa di più di quelle frasi leccate riproposte di piazza in piazza.

14100_1392502128695_1116398280_31141628_2084186_n.jpgÈ riuscita a sorprenderli solo quando dipingendosi come “geisha” li ha provocati fino a farli prede di una donna con la d maiuscola. Costringendoli, nonostante quell’aria superiore e volgare, a restare fedeli alla Cantantessa, a osannarla e applaudirla. Perché, pur restando criticabile per la sua freddezza, è comunque doveroso riconoscerle una performance da grande artista.

Magari la prossima volta che sarà ospite a Torino qualcuno le spieghi che infondo anche nella città dei gianduiotti e delle olimpiadi i suoi spettatori hanno nel sangue la Puglia, la Calabria e anche quella Catania che le ha dato i natali. Chissà che non si senta maggiormente a suo agio e possa dare voce alla sua dialettale “lingua a sonagli”!

Antonio Raciti

 

 

Musica: SOLO DUE PAROLEultima modifica: 2010-05-04T10:50:00+02:00da culturacritica
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