Cinema: QUANDO I GLBT DIVENTANO ISTITUZIONE

Il 25esimo anniversario del Film Festival Torinese più famoso d’Europa

sito_threesome.jpgDa qualche giorno a Torino si respira un’aria insolita. Sotto il calore dei primi raggi di sole la città si è scrollata di dosso il lungo letargo invernale e vestendosi di tinte forti ha attirato al suo cospetto migliaia di turisti. Le calamite in questione sono il GLBT Film Festival e l’esposizione della sacra sindone. Strano ma vero a Torino, città che vanta primati di ogni genere, ci si può permettere la concomitanza di un festival a tematica omosessuale e un pellegrinaggio cristiano di fedeli e religiosi. Una dicotomia, visti i fatti attuali, che rigenera e riscalda la tanto attesa visita del Papa.

Il Festival

Palazzo Priotti, in via Vittorio Emanuele 52 (proprio nei pressi dell’imponente Portanuova) ha ritrovato lo splendore di quel 1900 in cui aveva visto la luce. Sede del Cinema Ambrosio dal 1913, è il luogo in cui si stanno proiettando le opere scelte per il 25esimo GLBT Film Festival di Torino “Da Sodoma a Hollywood”, la più antica e rilevante rassegna di pellicole a tematica Gay-Lesbian-Bisex-Transgender diretta da Giovanni Minerba.

Nel futuristico foyer dell’Ambrosio, trasformatosi in una surreale macchina con ingranaggi a vista, dalla mattina sino alla sera tarda una ruota (ben oleata) fa muovere l’altra, un cortometraggio Finlandese precede un lungometraggio delle Filippine seguito da un documentario dell’Uganda o degli Usa.

La partecipazione è alta. Si sorride e ci si saluta come vecchi amici senza nemmeno conoscersi. Un fermento di giovani e meno giovani che ha completamente invaso le tre comode sale del cinema lasciando una sensazione da set di film di Almodovar e un festival che è diventato un’istituzione nonostante le polemiche nate in merito alla questione gay/sindone, polemiche che Claudia Cardinale (icona intermittente nell’ambiente gay e madrina indiscussa del Festival) ha voluto immediatamente soffocare spendendo parole di amaro dissapore per i tabù della chiesa e allo stesso modo dichiarando la sua prossima visita alla sindone in qualità di fedele. Una posizione imparziale che rispecchia l’apertura e la grande maturità dell’attuale città.

Il film

È “Ang laro ng buhay ni Juan” (The game of Juan’s life) di Joselito Altarejos. Un lungometraggio di quelli che in Italia se ne vedono, purtroppo, pochi. Paragonabile al film-documentario di Pietro Marcello “La bocca del lupo” (il primo film italiano ad aver vinto il Torino Film Festival!) per la sincerità del contenuto, la poesia della fotografia e lo sguardo anomalo della cinepresa.

The game of Juan’s life” racconta una storia ambientata nelle squallide baraccopoli di Manila (Filippine) dove al destino viene accollata la causa di tanto mal vivere. Una storia d’amore passionale dove per riuscire a convivere si rischia la fame, di carità tra poveri dove un sacco di riso vale quanto un figlio venduto agli occidentali, di speranze che continuano a perdersi ma che nessuno vuole smettere di cercare, di dignità per la condizione di omosessualità e di disagio per la condizione di povertà: «Perché la vita è così» recita la colonna sonora «una serie di sfortune».

Quando un film riesce a far vibrare le corde più basse delle tue emozioni fino a catapultarti in scena per farti capro espiatorio delle sofferenze dei personaggi, quando un’opera riesce a suscitare solo emozioni sincere e incontrollabili, quando ti impone di porti quesiti ai quali non avevi mai pensato, beh allora quell’opera è degna di chiamarsi tale ed è da considerarsi un’opera artistica.

Antonio Raciti

 

Cinema: QUANDO I GLBT DIVENTANO ISTITUZIONEultima modifica: 2010-05-04T10:58:00+02:00da culturacritica
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